Una perdita che dura da mesi e non si accompagna a dolore si può spesso iniziare a discutere con il medico di medicina generale. Una parte dei sintomi non deve aspettare la fine di un «piano di quattro settimane».
Non rimandare la visita se
- nelle urine c'è sangue, anche una volta sola,
- urinare si accompagna a bruciore, febbre o dolore al fianco,
- l'urina quasi non esce e il basso ventre fa male e si gonfia,
- la perdita è comparsa all'improvviso, dopo un trauma, un ictus, oppure con debolezza alle gambe e formicolio,
- nello stesso periodo si è aggiunta incontinenza fecale,
- sei in gravidanza o hai partorito da poco e la perdita fa male, aumenta o si accompagna a un malessere.
In queste situazioni, in Italia, non basta aspettare il primo posto libero in ambulatorio. Rivolgiti al pronto soccorso oppure chiama il 112.
Chi si occupa di che cosa
Il medico di medicina generale, il medico di base del Servizio sanitario nazionale, esclude l'infezione, rivede i farmaci e rilascia l'impegnativa per lo specialista. Il ginecologo, l'urologo o l'uroginecologo valutano la causa nelle donne e negli uomini, anche dopo gli interventi alla prostata. Il fisioterapista del pavimento pelvico insegna la contrazione, il lavoro sull'urgenza e a volte propone un pessario: è un dispositivo medico, non un gadget da annuncio. La decisione su anticolinergici, agonisti dei recettori beta-3, neuromodulazione o intervento con benderella sottouretrale spetta al medico dopo la visita, non a un articolo.
In visita porta il diario, l'elenco dei farmaci e una frase: che cosa, a causa di questo sintomo, ha smesso di essere possibile, per esempio una passeggiata, il sonno o il lavoro. Questo ordina meglio le priorità della cura di un generico «voglio che passi».
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